SENTIERO BONATTI

SENTIERO BONATTI

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Sarebbe semplicemente irrispettoso voler riassumere in poche righe cosa abbia rappresentato WALTER BONATTI per l’alpinismo italiano ed internazionale. In questo panorama la sua figura giganteggia per tempra, determinazione ed inesauribile spirito di avventura. Per molti anni, gli ultimi venti della sua vita, scelse come dimora, insieme alla compagna Rossana Podestà, Dubino.
Dopo la sua scomparsa, il 13 settembre 2011, la sezione Novate Mezzola-Verceia del CAI ha promosso l’allestimento e la segnalazione di un sentiero d’alta quota dedicato alla sua memoria, il sentiero Walter Bonatti, appunto, inaugurato il 9 agosto 2014 con una festa al bivacco Primalpia in Val dei Ratti.
Si tratta di una traversata da compiere nell’arco di due giorni, da Monastero di Dubino, e precisamente dalla casa di Bonatti, ai Bagni di Masino, risalendo il lungo crinale che separa la Costiera dei Cech dalla Val dei Ratti (quindi la Valtellina dalla Valchiavenna), fino al monte Bassetta, effettuando una splendida ed inedita via alta della Val dei Ratti, per il bivacco ed il passo di Primalpia, tagliando l’alto circo della Valle di Spluga e scendendo per il passo del Calvo in Valle dell’Oro, al rifugio Omio, e di qui, infine, ai Bagni di Masino. Bonatti3-300x246
Un sentiero non difficile, ma molto impegnativo per lo sviluppo (oltre 25 km) ed i dislivelli da affrontare, dunque dedicato agli escursionisti con ottimo allenamento (classificazione EE), senso dell’orientamento ed esperienza. I segnavia bianco-rossi guidano ottimamente l’escursionista, anche se in alcuni punti, con visibilità scarsa, bisogna prestare molta attenzione per non perderli.
Il sentiero ha, fra gli altri, il pregio di avvicinare ad alcuni fra i più solitari e suggestivi angoli della Val dei Ratti, l’ultima valle di una certa ampiezza, insieme alla Val Codera (il torrente Ratti la percorre per 11 km), che non è servita da una carrozzabile e che quindi si lascia visitare solo con grande fatica e dispendio di sudore. La valle, che si apre alle spalle di Verceia (anche se appartiene nella sua quasi totalità amministrativamente, al comune di Novate Mezzola), resta quindi emblema di una montagna che, pur non avendo nulla da invidiare alle mete più frequentate, è stata risparmiata dalle peregrinazioni di massa delle frotte di turisti alla ricerca di frescure a portata di motore. Una valle senza motori e senza roditori: il nome le deriva infatti dalla nobile famiglia dei Ratti, che in passato erano proprietari dei suoi alpeggi.